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| Intervista a Luisa Frighi - 2° Parte |
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| Scritto da Direzione |
| Mercoledì 17 Giugno 2009 13:37 |
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Continua dalla PRIMA PARTE Come ti sei sentita subito dopo aver vinto in una delle categorie più numerose ed impegnative?
![]() Questa è una domanda interessante, e credo che interessante sarà la risposta.
Sull'Unsu della finale, proprio all'ultima tecnica, ho avuto uno sbilanciamento che ha fatto trattenere il respiro a parecchia gente.. compresa me. Finita la gara ad un certo punto si era creata una gran folla attorno al tavolo di giuria del mio tatami. C'erano il coach ucraino, un arbitro e una donna in borghese anche loro del posto. Ho pensato che stessero facendo di tutto per farmi scendere dal primo gradino del podio e viste le circostanze, ho iniziato a preoccuparmi.
Bertoletti e un medico erano lì, e mi facevano cenno di star tranquilla perché era tutto apposto, ma la mia ansia iniziava a crescere, quando vedo arrivare il presidente Morreale, che ad un tratto mi fa un sorrisone e un ok con la mano. Finalmente sorridevo anche io. Sono stati pochi minuti, ma ho accusato molta tensione..
Appena dopo il saluto, il primo che ho abbracciato è stato il maestro Setaro, che mi aveva seguita dall'inizio alla fine, dandomi molto coraggio, e poi ho quasi aggredito di gioia il presidente. Sugli spalti è avvenuto il resto. Ma avevo ancora l'amaro in bocca. E adesso a tre settimane dalla vittoria, cos'è per te essere una campionessa del mondo?
A tre settimane dal mondiale sono sempre la Frighi che conoscete, consapevole della vittoria a cui penso quasi ogni giorno. Se c'è però una cosa che so ancora meglio è che quel podio ha rappresentato "l'inizio dell'inizio". Ho tanto, ma davvero tanto da lavorare e spero di condividere ancora molto con voi!
Quali sono stati i protagonisti di questi mondiali?
Senza dubbio i protagonisti di questi mondiali sono stati gli ucraini che sono stati davvero forti e favoriti; agonisticamente parlando anche i rumeni hanno avuto un grande spicco. Oltre ad essere degli ottimi atleti in diverse categorie, sono stati una squadra numerosa, affiatata e credo anche ben organizzata, come il Brasile. Inizialmente vederli cosi tanti spaventa, ma poi sul tatami si gareggia da soli, e noi italiani per quanto in minoranza numerica abbiamo fatto la nostra figura, ognuno di noi l'ha fatta, grazie all'umiltà e alla sportività che ci portiamo già dalla palestra.
Dicci qualcosa dei tuoi compagni di trasferta
Loro hanno rappresentato una vera famiglia per me al mondiale! Se non avessi avuto loro al fianco, dubito che sarei arrivata così in alto. Tutti, e dico tutti, siamo diventati amici, o meglio fratelli, mi sono trovata bene con ognuno di loro e a ciascuno devo un grandissimo grazie:
a Lia, che avevo conosciuto qualche settimana prima di partire e con cui mi sono avventurata per scoprire che cosa mangiano gli ucraini, avendo anche un validissimo confronto nel karate e in allenamento, come anche con Nilde, con cui ho condiviso risate e lacrime, con Simone che ha una sensibilità incredibile ed era sempre disponibile per parlare; con Connie, la mia compagna di camera che ha mostrato di esser carinissima.
Una citazione speciale però va a Marco e Matteo, che potrei definire i miei migliori amici di Nazionale, che sono stai un validissimo esempio nel kumite e non solo, e perché nel momento in cui ero più nel panico mi sono stati vicini, e non si sono staccati da me finchè il problema non era risolto… gli devo ancora una cena, ma loro non vogliono sentirne parlare.
Davvero mi meraviglio di ciò che si è creato fra noi..credo che questa esperienza ha generato un legame che non si romperà mai.
![]() Sei cosciente che adesso più che mai rappresenti un esempio per tutti i tuoi compagni non che l'atleta da battere. Non ti pesa un po' questa responsabilità? Il peso ovviamente c'è, ma il mondiale è passato: sono dell'ottica che ogni gara fa testo a sé. Sono sempre io, ogni evento agonistico rappresenta una nuova incognita, da inizio a fine gara non penso mai chi sono, ma sento quel che sono. Poi, terminata, si ride, si scherza, si fanno conclusioni, si riflette…ma in competizione tutto questo non esiste. Quindi, indubbiamente sarò il riferimento da battere per gli altri..ma non dimenticate che la cosa ancora più appassionante e che mi da mordente..è che cercherò ancora di superare me stessa.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Certamente gli obiettivi che ho riguardano una buona crescita psicologica oltre che fisica. La categoria seniores a livello internazionale mi è pesata parecchio e da qui ho capito che devo maturare molto. Mi sono confrontata con i sensei Sperotto e Zonzin e si è parlato di questo anche col maestro Setaro già dall'Ucraina. So che posso contare su tecnici estremamente competenti ed esperti, quindi sono molto fiduciosa ed interessata per il futuro. Oltre ad un allenamento mentale, ovviamente si dovrà lavorare per una buona preparazione atletica, mirando a maggiore esplosività rispetto al lavoro dell'anno trascorso, in cui non ci sono stati pochi problemi a livello di infortuni.
Effettivamente, se c'è una cosa che mi preoccupa è l'università: frequento la facoltà di scienze motorie a Roma, il che implica l'obbligo di frequenza e dunque il viaggiare tutti i giorni, anche in orari molto scomodi e sfavorevoli per il mantenimento di un inalterato ritmo fisiologico. Va pur considerata l'attività pratica, con le ore settimanali ( a volte superiori alle 7-8) che si aggiungono alle 9 di allenamento, nonché il fatto che l'attività pratica comporta il rischio di infortuni. Per questo come dicevo ad alcuni miei compagni mi sono pentita di questo corso di laurea…spero solo che ne uscirò con un minimo di competenza, e che il karate mi conceda altre importanti esperienze, senz'altro estremamente formative.
Hai qualcos'altro da aggiungere ? Quelli che voglio aggiungere sono dei sentiti ringraziamenti. Se sono arrivata fin qui, è senza dubbio per il grande lavoro che i miei maestri hanno fatto su di me e con me, dedicandomi molto tempo, senza mai rinfacciarmi nulla o esserne infastiditi. Mi sono sempre stati accanto volentieri, anche se da piccolina ero tutto, tranne che portata per il karate. E invece grazie a loro e alla mia famiglia, che mi hanno insegnato a credere in quel che voglio, sono giunta a vedere cose che non avrei mai immaginato, e ciò mi rende la persona più felice del mondo. Sento che è questo il senso per cui vivere e non desidero altro.
Il karate mi ha poi portata a conoscere altre persone fantastiche, quali i partecipanti del gruppo FEDIKA. Come ho già detto non avrei mai immaginato di vivere un'esperienza cosi bella e di attaccarmi cosi tanto a compagni e dirigenti: vi ringrazio dunque dal profondo, per avermi permesso un'esperienza fantastica. Mi auguro vivamente di poterci rincontrare presto.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Agosto 2009 20:08 |









